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I 9 fattori per la guarigione spontanea dal cancro

Un paio di anni fa mia madre è morta di tumore, a 78 anni. Da parecchio tempo si lamentava di dolori alla pancia, irregolari e a volte intensi. Il suo medico aveva attribuito la cosa al suo stato di stress, per le molte preoccupazioni e timori che stava vivendo. Poi, quando i dolori erano diventati insostenibili, i test clinici avevano dato la diagnosi di tumore non operabile.

Mentre ancora mia madre stava ancora assorbendo lo shock e la confusione del momento, i medici le avevano subito sottoposto il consenso informato, che lei aveva firmato senza nemmeno leggere il documento, e avevano iniziato a organizzarle la chemio. Non aveva avuto nemmeno il tempo per pensarci, per cercare altre possibilità di cura, pressata dai pareri medici che l’avevano riempita di paura. L’unica sua ancora di salvezza era la fede, che la proteggesse in questo momento così difficile.

Aveva grande fiducia nei medici e nella fede, e aveva preso la situazione come una prova da superare combattendo. Io, invece, ero sconcertato dal fatto che nessuno le avesse chiesto qualcosa del suo stile di vita, della sua alimentazione, dello stress e delle possibili cause che l’avevano condotta a sviluppare la malattia, in modo da eliminarle.

Dopo 8 cicli di chemio, il tumore era regredito, per poi tornare con aggressività. Mia madre resisteva a quelle dosi di veleni per uccidere le cellule tumorali, ma era sempre più debole e con il sistema immunitario abbattuto. A quel punto, i medici avevano proposto una cura sperimentale, in collaborazione con un’università americana.

Non entro nei dettagli, basti sapere che, dopo una fase positiva nella riduzione del cancro, la situazione si era aggravata. Mia madre si era resa conto che i medici non avevano più risposte per lei e aveva smesso di lottare, di credere nella possibilità di guarire: pochi giorni dopo, era morta.

Mi sono fatto molte domande su questa vicenda e ho cercato risposte ai dubbi che mi erano rimasti, fino a incontrare i risultati della ricercatrice americana Kelly Turner.

Sono ormai migliaia i pazienti documentati che sono completamente guariti dal tumore, per ragioni che i medici hanno indicato come “sconosciute”. Persone di ogni età, provenienza, genere, che avevano ogni tipo di tumore. Fino a oggi, sono oltre 200 i tipi di tumore identificati e ciascuno di essi può essere catalogato secondo una scala di 4 livelli di gravità. Ebbene, i resoconti medici mostravano che per ogni tipo di tumore, e per ogni livello di gravità, c’era stata almeno una persona che ne era guarita completamente.

Kelly si è fatta una domanda molto semplice: “Perché questo grande numero di guarigioni non sono state studiate sistematicamente, per verificare se esiste qualcosa che le accomuna e che ogni paziente può mettere in atto per guarire?”.

Molto chiaro e logico, vero? Eppure, nessuno si era mai occupato di quello studio, fino ad allora.

Kelly ha svolto un grande lavoro, raccogliendo centinaia e centinaia di casi di persone con remissione radicale dal cancro.

Come riporta nel suo libro “Radical Remission”, ne ha intervistate in profondità 250, incrociando le risposte raccolte, fino a identificare questi 9 fattori comuni a tutte quelle persone guarite spontaneamente:

In molti dei casi studiati da Kelly Turner, le persone si erano sottoposte alla chirurgia e alla chemio, affiancando al contempo un approccio basato su questi 9 elementi e arrivando alla guarigione. La grande maggioranza di quei pazienti aveva sentito con chiarezza che il cambiamento verso la guarigione era iniziato davvero quando avevano adottato scelte e comportamenti basati su quei 9 elementi chiave.

La malattia non si manifesta da un giorno all’altro. È una lenta evoluzione dove le varie cause si sommano e si accumulano, fino ad arrivare allo squilibrio. Allo stesso modo, ci vuole un percorso anche per la guarigione. Sono necessari dei cambiamenti radicali per trasformare le condizioni di base che hanno permesso alla malattia di manifestarsi.

Oltre ai 9 fattori, qui di seguito ho approfondito altri 3 elementi che si stanno dimostrando estremamente efficaci nel percorso di guarigione:

Qui e là, troverai anche dei consigli pratici, che ho inserito in corsivo. Il testo è scritto al maschile per questioni di praticità, ma si intende inclusivo di ogni altro genere.

Attenzione: le informazioni che seguono sono sempre da adattare alla propria condizione e alle proprie caratteristiche personali.

Anche se molti consigli possono essere benefici per chiunque, non esiste un metodo unico e generale, che funzioni per tutti. Una parte importante del percorso di guarigione sta nel trovare il proprio personale approccio ed eventualmente l’aiuto adatto, come vedremo nell’approfondimento del punto 4.

1. Un forte motivo per vivere

Inizio con l’elemento che, a mio parere, sta alla base del percorso di guarigione: avere un forte motivo per vivere.

Può sembrare una cosa banale, ma se non c’è, manca la motivazione per fare i cambiamenti radicali necessari per guarire.

Chiediti: perché desidero vivere in questo corpo, in questo momento?  Prenditi tutto il tempo necessario, tranquillo, da solo, senza disturbi, e cerca dentro di te la risposta. A un certo punto, essa ti arriverà e immediatamente sentirai che è quella giusta, vera e profonda. Non giudicarla, non perderti nelle analisi. Non preoccuparti cosa potrebbero pensare le altre persone. È la tua verità.

I motivi per vivere potrebbero essere la famiglia, i figli, terminare un’opera, vivere ancora delle esperienze, prendersi cura di un giardino, dell’ambiente, di una causa umanitaria. Può essere l’amore per la musica, o la fede, solo per fare alcuni esempi.

Un forte motivo dà forza vitale. Nella medicina tradizionale cinese la forza vitale viene chiamata “chi” e il cancro viene considerato come un’espulsione di “chi”, che esce dal corpo senza più ricaricarsi. La forte motivazione a vivere richiama il “chi”, che detossifica il corpo e potenzia l’attività del sistema immunitario.

2. Cambiamento radicale della propria alimentazione

Valdo Vaccaro[1], un paladino della divulgazione dell’igienismo naturale, sottolinea il principio tanto semplice, quanto fondamentale, che “esistono mille malattie, ma una sola causa”. La causa è l’intossicazione generale del corpo, ovverosia l’acidosi. La vita che conduciamo acidifica costantemente il nostro sistema e crea uno stato di squilibrio tra acidità e alcalinità nel corpo. Lo squilibrio persistente viene considerato come una delle condizioni di base per l’insorgere di molte malattie, tra cui il cancro. L’alimentazione adeguata contribuisce in maniera potente a ridurre l’acidosi e a ristabilire uno stato alcalino nel corpo.

Ecco alcuni consigli pratici per farlo:

Bere acqua pulita o almeno filtrata.

Spesso, l’acqua del rubinetto, ma anche quella in bottiglia, in particolare se di plastica, contiene sostanze dannose alla salute. Un opportuno filtraggio le elimina e rende l’acqua pulita e adatta al lavoro di idratazione e di eliminazione delle tossine.

Eliminare subito dalla dieta i cibi che provocano infiammazione.

I primi da eliminare sono lo zucchero bianco, il glutine e gli oli di semi. Anche la carne, il pesce e i latticini sono tra questi, così come tutti i prodotti lavorati industrialmente e che contengono conservanti, coloranti e sale in eccesso, oltre alle sostanze intossicanti come alcol, caffè e tabacco. So che sembra un cambiamento molto radicale, ma qui si tratta della propria guarigione, una questione di vitale importanza. Stai cercando un risultato eccezionale, per cui ti servono azioni altrettanto eccezionali. Per esperienza personale, posso assicurarti che questo cambiamento è possibile e fa davvero la differenza. Anche se è raro che un medico consigli questo tipo di cambiamento, l’alimentazione è una vera e propria medicina per il corpo, se usata nel modo giusto.

Alimentarsi con cibi alcalinizzanti,

sottoposti a cottura il meno possibile o meglio ancora, freschi e crudi.  Le verdure, la frutta fresca, le noci e i legumi sono alcalinizzanti. È importante che siano biologici e freschi. Qui, non entro nei dettagli di come preparali, condirli e combinarli nel migliore dei modi, perché l’argomento è estremamente ampio e lo approfondirò in un’altro articolo.

I succhi e gli estratti di verdura sono un’importante fonte di sostanze nutritive e alcalinizzanti.

Gli estratti sono molto indicati per la detossificazione, perché evitano di assumere troppe fibre, che, per chi non è ancora abituato, possono inizialmente provocare gonfiori e fastidi o fino a che l’intestino non si è depurato e liberato dall’irritazione cronica.

Molte persone trovano difficile cambiare alimentazione, nonostante ne capiscano benissimo i benefici, per motivi di abitudine e di organizzazione pratica. Infatti, si tratta di cambiare il modo di fare la spesa, di organizzare la dispensa e di preparare le ricette. All’inizio ci si sente spaesati. La mia compagna ed io ci siamo trovati bene con l’approccio igienista proposto da Valdo Vaccaro. Ecco il link al suo blog, dove potrai ricercare i temi che ti interessano e valutare tu stesso quali benefici ti possono portare.

3. Uso personalizzato di erbe e integratori

Kelly Turner ha riscontrato che tutte le persone guarite avevano usato erbe medicinali e integratori come vitamine, sali minerali, ecc. Ciascuno, però, ne aveva usato la combinazione più adatta ai propri bisogni. Non è emersa alcuna combinazione standard da poter consigliare: qualcuno può avere bisogno di eliminare determinate sostanze tossiche, come, per esempio, i metalli pesanti. Qualcun altro, invece, ha bisogno di introdurre le sostanze di cui è carente, come per esempio, una vitamina o un minerale.

Per applicare al meglio questo fattore, è consigliabile appoggiarsi a un naturopata esperto che sia in grado di identificare quali sostanze, e in quali dosaggi, siano più adatte alla tua specifica condizione.

4. Ripresa del controllo sulla propria salute

I medici sono reputati essere gli esperti del corpo umano e delle malattie. Infatti, se qualcosa non va, vado dal medico: “Mi aiuti! Mi dia una soluzione! Mi dia una pillola che faccia sparire questo problema”. E quando il medico stabilisce una diagnosi e una prognosi, noi gli crediamo ciecamente, perché così siamo stati abituati a comportarci.

Questo fatto ha totalmente tolto il controllo e la responsabilità propria sulla nostra salute. In questo modo dimentichiamo un elemento essenziale: in ogni tipo di malattia, è sempre il corpo che guarisce, che mette in moto la sua incredibile capacità di auto guarigione. Non è il farmaco, o l’integratore, o la terapia che creano la guarigione. Qualsiasi sia la cura usata, darà al corpo solo lo stimolo per mobilitare le sue risorse di autoguarigione. Per questo, è importante richiedere informazioni precise e dettagliate sul tipo di cura che ci viene proposto, sulle sue probabilità di esserci di aiuto e sui suoi possibili effetti collaterali.

Cosa vuol dire, riprendere il controllo sulla propria salute? Vuol dire che mi prendo la responsabilità e anche il potere di fare tutti i passi che ritengo necessari per ripristinarla e mantenerla. Anche se la famiglia, gli amici e i medici stessi possono non essere d’accordo con le mie scelte.

Si tratta di dire a te stesso: so che ci sono scelte e dei passi da fare per la mia guarigione e io li farò tutti al 100%, che gli altri siano d’accordo oppure no!

Riprendere il controllo sulla propria salute significa anche prendere le prognosi con le pinze. Mentre la diagnosi è utile per capire la situazione, la prognosi non va presa alla lettera. Credere ciecamente alla prognosi può anche essere dannoso. Faccio un esempio. Se un medico mi dicesse: “La diagnosi è tumore. Nel suo caso, la prognosi è 6 mesi di vita, con una probabilità del 90%”, e io ci credessi, spinto dalla paura, il cervello manderebbe al corpo i segnali necessari per seguire la predizione di morte entro sei mesi!

5. Maggior ascolto della propria intuizione

Nel caso di mia madre, ho constatato di persona quanta pressione arriva dall’ambiente medico o familiare a sostegno delle cure basate sulla chirurgia, la chemio e/o le radiazioni. È molto difficile resistere all’autorità medica e alla paura che essa infonde, in modo da prendersi il tempo necessario per ascoltare il proprio intuito e per seguire la via che ci sembra più adeguata. Se non sei abituato ad ascoltare il messaggio della tua intuizione e non ti senti abbastanza sicuro, puoi anche affidarti all’intuizione di una persona di fiducia / un guaritore, per trovare il tuo percorso verso la guarigione.

Non esiste la formula magica per la guarigione. Esiste la “tua” formula, che hai bisogno di identificare e sentire giusta per te stesso.

La “voce interiore” ti dice cosa è opportuno fare o lasciar stare.

L’intuizione può sembrare un fattore poco concreto e indefinito, ma gli studi dimostrano che ha una base fisica, come se fosse una parte del corpo. Infatti, è connessa al cervello rettiliano e alla risposta viscerale.

Il cervello rettiliano è quella parte del cervello che ci spinge a reagire quando siamo in pericolo, per esempio quando riceviamo una diagnosi di cancro, con una di queste tre possibilità: “fuga, attacco o paralisi”.

Attorno agli intestini ci sono oltre 100 milioni di cellule neuronali che formano una struttura simile a un secondo cervello, che ha un proprio comportamento, indipendente da quello situato nella testa. Esso è responsabile della sensazione intuitiva viscerale, che noi chiamiamo “di pancia”.

Un modo molto efficace per facilitare il contatto e l’ascolto della propria intuizione è la meditazione.

Cosa succede, se ascolti la tua intuizione? Per esempio, potresti sentire che una certa cura non ti convince e che non la vuoi intraprendere. Oppure, potresti sentire che un certo alimento non è adatto a te, o che l’ambiente in cui vivi, o il lavoro che fai, ti nuoce e va cambiato.

Ci saranno persone che ti giudicheranno irresponsabile, incoerente o persino pazzo. Ma non sono loro a vivere la tua condizione di malattia, non sono loro a sentire la voce del tuo corpo: sei tu e hai la libertà di fare le tue scelte, qualunque siano.

6. Rilascio delle emozioni soppresse

Ogni evento della vita lascia una traccia emozionale. Alcuni eventi sono piacevoli, altri possono essere stati traumatizzanti. Per poterci convivere e per andare avanti, spesso ne sopprimiamo il ricordo, bloccandoli nel corpo, ciò significa che le emozioni del passato restano inchiodate nel corpo. Questi blocchi ostacolano o impediscono il flusso naturale dell’energia vitale e possono manifestarsi con un disagio o una malattia nella parte corrispondente bloccata nel corpo.

Nella medicina tradizionale cinese, la lettura dello stato delle diverse parti del corpo comprende anche la loro emozione corrispondente. Per esempio, una malattia polmonare viene associata all’emozione bloccata della tristezza; una a carico del fegato, invece, all’emozione bloccata della rabbia.

La paura è un’emozione molto comune, quando si ha a che fare con il cancro. Può imprigionarci per periodi molto lunghi ed è un’emozione che provoca una reazione istintiva di “fuga, attacco o paralisi”.  Quando si prova paura, il cervello manda dei segnali al corpo, in modo che produca gli ormoni necessari a quella reazione, in particolare cortisolo e adrenalina. Il problema è che questi ormoni smorzano l’attività del sistema immunitario, esponendoci alla malattia. Si tratta di un circolo vizioso da interrompere, se si desidera la salute.

Cosa puoi fare per sbloccare le emozioni e ristabilire il flusso di energia vitale? Ci sono molte tecniche utili: tenere un diario quotidiano, il perdono, il reiki, lo sciamanesimo, la bioenergetica, il rilascio emozionale, la AUM Meditation, l’Emotional Freedom Technique (EFT), lo PSYCH-K® e molte altre ancora.

7. Aumento delle emozioni positive

Le emozioni come l’amore, la gratitudine, la pace, hanno la capacità di connetterci con frequenze di vibrazione energetica molto elevate. Il loro effetto positivo sulla salute è stato utilizzato in gran parte dei metodi di cura di antica tradizione nel mondo ed è ormai comprovato anche da decine di studi scientifici.

Come fare? Praticando ad es. la risata e il sorriso. Puoi guardare delle commedie o delle comiche che ti facciano ridere. Oppure, puoi semplicemente ricordare un momento e un luogo di pace per te, e ricollegarti a quelle sensazioni.

Anche la gratitudine è un’emozione profondamente guaritiva.

Lo so che non è facile sentirsi grati, quando si sta affrontando una malattia. Ciononostante, è possibile provare gratitudine anche per le piccole cose. L’importante è lasciare che il cuore si riempia di questa emozione e che il corpo rilasci gli ormoni necessari al rinforzo del sistema immunitario.

Puoi tenere un diario della gratitudine, in cui ogni giorno annoti almeno tre cose di cui sei grato. Il fatto di essere vivo, l’affetto delle persone care, la vicinanza degli amici, il sole, una bella musica che hai ascoltato, sono solo alcuni possibili esempi.

Un altro lavoro profondo ed efficace per lasciar andare le emozioni pesanti e aumentare quelle positive è il perdono.

Se una persona ci ha fatto un torto o ci ha provocato dolore, vorremmo ottenere “giustizia”, vorremmo che quella persona “pagasse” per quello che ha fatto. Questo ci tiene bloccati in quella situazione, facendoci rivivere quell’emozione spiacevole ogni volta che ci ripensiamo, rinforzandola. Perdonare significa lasciar andare quell’emozione. Non dobbiamo giustificare o tentare di capire quella persona; vogliamo unicamente liberarci da quella specie di incantesimo che ci blocca l’energia. Ce lo meritiamo, giusto?

Come si fa a perdonare? Ripensa alla situazione o all’episodio, e poi lascia andare l’emozione associata, sostituendola con una benedizione. Attenzione, non basta dire: “ti benedico” senza sentirlo veramente. Sarebbe solo un esercizio senza sostanza. Prendiamoci tutto il tempo necessario per abbandonare quell’emozione e per sentire autenticamente che benediciamo quella persona, lasciandola andare per la sua strada, senza più restarle agganciati. Il perdono è un processo che può prendere parecchio tempo, in particolare se nella vita siamo stati feriti o abbiamo subito ingiustizie profonde.

Sentirai quanta pace, gioia, leggerezza e luce porterà il processo del perdono nella tua vita.

Il perdono più importante di tutti è quello verso noi stessi. Spesso non ci perdoniamo per qualcosa che abbiamo detto o fatto, oppure che NON abbiamo detto o fatto. Anche in questo caso, l’emozione e l’energia vitale restano bloccate. Si tratta anche qui, di lasciar andare quell’emozione e di benedire noi stessi, in modo profondo e autentico.

8. Un ambiente sociale soddisfacente e di sostegno

Questo fattore si spiega quasi da sé. La malattia mette alla prova e fa vivere momenti di sconforto e di vulnerabilità. Abbiamo bisogno di avere attorno persone che ci sostengono e che diano supporto alle nostre scelte. Non vogliamo essere compatiti, né di ricevere consigli non richiesti, né tantomeno abbiamo bisogno delle paure e delle preoccupazioni altrui. Alle volte, può essere necessario troncare delle relazioni o delle amicizie. Può essere duro, ma la situazione è estrema e non c’è tempo da perdere o energia da sprecare. Chi non sostiene la tua guarigione va lasciato andare.

Può succedere di ritrovarsi soli o abbandonati da persone che credevamo vicine. In questo caso, la vicinanza di un terapeuta, di una persona di fiducia, diventa ancora più importante. Abbiamo bisogno di sentirci amati, specialmente in queste circostanze di malattia. Sta a noi aprirci verso gli altri, permettere che qualcuno ci stia vicino e richiedere aiuto, se necessario.

Talvolta, di fronte alla malattia insorge il desiderio di rinchiudersi nella propria tana, come un animale ferito. È importante, invece, cercare di restare aperti al mondo e alle persone che desiderano esserci vicine.

9. Profonda connessione con la propria spiritualità

La parola “spiritualità” a volte è associata alla magia o a qualcosa di indefinibile, oppure viene riferita alla religione e alla fede. La connessione con la propria “spiritualità” accade in ogni tipo di attività che metta in contatto profondo con sé stessi. Può essere, per esempio, la cura dell’orto o il contatto con la Natura e gli animali, il disegno, la danza, la musica, ma anche la preghiera o la meditazione.

Tutte le persone che hanno vissuto una remissione radicale dal cancro hanno espresso un senso di connessione con qualcosa di più grande di sé stesse. Hanno trovato il loro modo di cambiare il proprio stato interiore, silenziando la mente e i suoi pensieri e collegandosi al proprio spirito.

È risaputo che la meditazione, per esempio, cambia lo stato fisico, rallentando i battiti cardiaci e il respiro. Ad un certo punto la mente smette di lottare e subentra una profonda pace imperturbabile.

Nello stato di meditazione profonda, la ghiandola pituitaria inizia a emettere una cascata di sostanze e di ormoni potenti per la guarigione: ossitocina, dopamina, endorfine. L’ossitocina, per esempio, provoca un innalzamento netto della risposta immunologica.

Questa cascata ha un effetto molto potente, come è stato dimostrato attraverso diversi esperimenti scientifici eseguiti su monaci tibetani. L’intero sistema di corpo, mente ed emozioni riceve un rinforzo e una equilibratura che hanno un enorme impatto positivo sulla salute. Il corpo possiede molte capacità che ancora non conosciamo a fondo e che non sappiamo come attivare e coltivare. La meditazione apre le porte verso queste possibilità, che sostengono potentemente il processo di guarigione.

Ed ora, eccoci arrivati all’ABC dei 3 ulteriori elementi del percorso.

A) Il digiuno

Quante volte ti sei sentito dire: mangia per diventare forte. Oppure: l’appetito è segno di salute. Con questo approccio, l’idea di digiunare per guarire sembra un controsenso. Alcuni affermano inoltre che il digiuno può interferire con le altre cure in corso o che indebolisce troppo. Può succedere in effetti, ma solo se non viene seguito con cura, dalla preparazione alla conclusione.

Il digiuno per come lo vedo io, può rappresentare un tassello guaritivo molto intelligente. Lascia che ti mostri il perché.

Il digiuno mette a riposo la digestione. Il corpo si ritrova con una grande quantità di energia, che prima usava per digerire, da poter usare per altri compiti importanti come l’espulsione delle tossine e la riparazione dei tessuti e degli organi.

Superata una prima fase di espulsione delle tossine (detox), il sistema immunitario inizia a identificare e a eliminare le cellule danneggiate. Il corpo inizia a riparare i propri tessuti, per esempio le pareti dell’intestino. In questo modo, ricostituisce una flora batterica benefica e rinforza la capacità di assorbire le sostanze nutritive necessarie per riacquistare la salute.

Pensa a quanti integratori, vitamine, erbe medicinali vengono ingerite, senza che il corpo sia in grado di assorbirle adeguatamente perché l’intestino è intossicato.

Ci sono diversi tipi di digiuno: a succhi di frutta e verdura, ad acqua o anche a secco. Qui descriverò la procedura standard per svolgere un digiuno ad acqua.

Il digiuno si svolge in tre fasi: preparazione, digiuno (qui di quattro giorni), fase di ripristino.

Per tutta la durata del digiuno, è importante restare tranquilli e senza impegni, per poter lasciar riposare il corpo e la mente. In questo processo, abbiamo bisogno che tutte le nostre energie si focalizzino sulla depurazione e sulla riparazione dei tessuti.

La preparazione richiede due giorni. Nel primo, si elimina qualsiasi sostanza infiammante (caffè, alcol, zucchero bianco, fritti, cibi elaborati o industriali) e il glutine. Si evitano carne, pesce e latticini. Si tiene un’alimentazione leggera e si mangia la frutta senza mescolarla agli altri alimenti. Durante il secondo giorno si consumano esclusivamente succhi di frutta o di verdura (filtrati per eliminare le fibre).

Poi si inizia il digiuno a sola acqua. L’acqua deve essere della migliore qualità possibile, filtrata o proveniente da una fonte pulita. Se ne può bere quanta si desidera. A un certo punto (in genere dopo un paio di giorni), il corpo inizia a depurarsi e a espellere le tossine. Possono esserci diversi tipi di manifestazioni, da molto lievi a più fastidiose, come mal di testa, dolori, sudore o alito cattivo, arrossamenti o foruncoli. Possono esserci anche momenti in cui ci sentiamo vulnerabili, o presi da forti emozioni. Spesso, si piange. Sono tutti sistemi che il corpo usa per espellere le tossine fisiche e emozionali. Molti si spaventano per questi sintomi e smettono il digiuno proprio nel momento in cui il corpo inizia a scaricare i rifiuti. Tieni duro e continua. Questi fastidi non perdurano.

Dopo tre giorni circa, il corpo entra nella fase di riparazione e ricostruzione dei tessuti. Per questo motivo è consigliato fare almeno quattro giorni di digiuno. Se senti che sta andando bene per te, puoi continuare più a lungo. Ricorda solo che più lungo è il digiuno, più lunga sarà la fase di ripristino.

Eccoci arrivati all’ultima fase, che ha un’importanza fondamentale. Molte persone, a questo punto, si tuffano sul cibo. Questo comportamento non solo cancella ogni beneficio del digiuno, ma impone al corpo in fase di ripresa un carico di tossine peggiore di quello precedente.

Si riprende a nutrirsi con un mezzo bicchiere di succo di frutta fresco (non quello industriale, perché contiene conservanti chimici). Dopo qualche ora, lentamente e mettendo attenzione ai segnali del corpo, si può bere dell’altro succo. Nel secondo giorno, si continua con il succo, introducendo anche una zuppa di verdura leggera, senza sale. Dopo il digiuno sentirai i gusti amplificati e il sale non ti mancherà di certo.

Piano, piano, nei giorni successivi riprendi un poco alla volta ad aumentare il cibo solido, masticandolo molto bene e fermandoti appena hai la sensazione di aver mangiato abbastanza.

Complimenti! Hai completato il digiuno e puoi goderti i benefici del tuo impegno. Se ti sembra di aver perso forza o peso, non preoccuparti. Li riprenderai spontaneamente e in fretta.

Ora puoi sfruttare la situazione e continuare a mantenere un’alimentazione come quella che ho indicato al punto 2, per mantenere un corpo pulito dalle tossine e capace di ricostruire i tessuti.

Spesso le cure abituali contro il cancro utilizzano sostanze tossiche o radiazioni per uccidere le cellule cancerogene, lasciando il corpo stremato e carico di tossine. Il digiuno può darti un grosso aiuto a eliminare il sovraccarico tossico.

B) La consapevolezza delle proprie convinzioni personali (credenze)

Le convinzioni personali sono le opinioni che hai sugli aspetti fondamentali della vita e su te stesso, di cui sei assolutamente certo.

Le convinzioni hanno effetti molto potenti, perché influenzano le tue scelte e il tuo comportamento.

Ti faccio un esempio personale: io ero totalmente convinto che una persona può diventare ricca solo facendo qualche imbroglio o uno sgambetto agli altri. Ciò mi chiudeva la strada verso la ricchezza, perché associavo l’idea di essere ricco al fatto di diventare un imbroglione o di danneggiare altre persone.

Da dove avevo preso quella convinzione? Di preciso, non lo so. Durante l’infanzia, fino a circa sette anni il cervello è come una spugna che assorbe milioni di informazioni, senza saperle valutare né distinguere se sono vere o false / Non ha la capacità di valutarle né di distinguere se sono vere o false. Le assorbe e basta, dall’ambiente e dalle persone che abbiamo attorno, in particolare i genitori o chi si prende cura di noi. In questo modo, nel cervello si installano decine e decine di convinzioni, dei veri e propri programmi che influenzano la nostra vita. Molti sono utili, ma alcuni hanno effetti negativi o depotenzianti. Anche sulla salute e sulla capacità di auto guarigione.

I programmi possono essere stati assorbiti così in profondità da diventare subconsci. Li abbiamo, ma non ce ne rendiamo conto, anche quando chi ci sta attorno ce li segnala.

Nel percorso verso la guarigione, è importante verificare se ci sono programmi o convinzioni che limitano, ostacolano o impediscono di avanzare. Per scoprirlo, poniti domande come: “Quanto sono convinto di avere davvero il potere di fare qualcosa per la mia guarigione?”. Oppure: “Da uno a dieci, quanto penso che sia possibile guarire dal mio tumore?”. E ancora: “Quanto possono essermi utili i 9 fattori indicati da Kelly Turner? Quanto sono pronto ad applicarli, fin da questo medesimo istante?”.

Per trasformare o per rimuovere i programmi negativi, puoi usare diverse tecniche come, per esempio, l’ipnosi, le affermazioni, l’Emotional Freedom Technique (EFT) e quella che preferisco e pratico, lo PSYCH-K®.

C) L'uso positivo del linguaggio

Ti propongo un semplice esperimento.

Leggi lentamente questa lista di parole: no, danno, purtroppo, incidente, perdita, fallimento, morte, problema, malattia, dolore, ormai, ferita, schifo, vomito, crollo, sconfitta, nero, oscuro, orribile, rischioso, viscido, freddo, puzzolente, difficoltà.

Come ti senti, rispetto a un attimo fa?

E ora leggi questa serie: si, amicizia, sole, vacanza, sorriso, luce, successo, vittoria, vita, soluzione, salute, benessere, armonia, brillante, fantastico, sicuro, calore, abbraccio, gustoso, profumato, meraviglioso, amorevole, gioia, festa, risata.

E adesso, come ti senti? Se hai lasciato che queste parole risuonassero dentro di te, avrai sicuramente sentito la differenza.

Il linguaggio che usiamo provoca lo stesso effetto sugli altri, ma soprattutto su noi stessi.

Un fattore importante di miglioramento del proprio stato generale è l’uso di un linguaggio positivo nel dialogo che continuamente abbiamo con noi stessi. Per esempio, se sto facendo qualcosa e commetto uno sbaglio, potrei pensare o dire: “Che stupido!”, oppure: “Non ne faccio mai una giusta!” Se quel modo di parlare a me stesso diventa un’abitudine, il cervello risponde come se fosse un comando e interagisce con il corpo per creare quel risultato: essere stupido, o pasticcione.

Per usare al meglio il linguaggio, puoi mettere attenzione ai tuoi modi di dire abituali, quando parli a te stesso, e poi cambiarli in positivo.

Un altro potente effetto del linguaggio è legato a come parliamo delle altre persone. Se sono abituato a criticare, giudicare, prendere in giro, denigrare, magari in modo nascosto da una battuta di spirito, in realtà sto attivando emozioni che abbassano la mia frequenza energetica. Anche in questo caso, la pratica dell’apprezzamento, del complimento genuino, del rispetto, della gentilezza, del ringraziamento, contribuiscono a elevare il mio stato energetico.

Per concludere

La diagnosi di un tumore ci mette di fronte a scelte radicali, che spingono a cercare e a provare ogni mezzo per guarire. È una spinta fortissima, che motiva a cambiare in modo radicale lo stile di vita che ha condotto alla malattia.

Nei vari approcci alla cura del tumore, la questione centrale è sempre la preservazione, il rinforzo e il mantenimento di un sistema immunitario solido e forte.

I fattori che ho raccolto in questo testo offrono la possibilità di riprendersi il potere e di attivarsi per la propria guarigione e per il proprio sistema immunitario.

Sono i pilastri della prevenzione di moltissime patologie e non esclusivamente del cancro.

Ti auguro un successo luminoso sul tuo cammino di guarigione e benessere.


[1] “Alimentazione naturale vol 1” e “Alimentazione naturale vol. 2”, Anima Edizioni, 2009 e 2014l